Logo stampa
Torna alla homepage del sito Valle dell'Idice
 
Sei in: TERRITORIO
TERRITORIO
 
 

I Comuni della Valle dell'Idice

Un fiume, tre comuni, una popolazione di oltre 55.000 abitanti. Un po' di storia dei Comuni della Valle dell'Idice.

I primi insediamenti di Castenaso, accertati da un'ampia e copiosa documentazione archeologica, risalgono al IX secolo a.C., ovvero alle prime fasi della civiltà Villanoviana.
La presenza romana nel nostro territorio è documentata non già dalla presunta etimologia del toponimo , quanto molto più visibilmente e indiscutibilmente dalle tracce della centuriazione agraria ancora quasi perfettamente leggibili nella suddivisione ortogonale dei campi, le capezzagne e i fossi di scolo restano ad indicare gli antichi "cardines" e "decumani".

Nell'alto Medioevo assistiamo all'espansione dell'influenza del Comune Bolognese sul contado: il territorio di Castenaso dipende dal quartiere di Porta Ravegnana insieme a Fiesso, mentre Villanova, Marano e Veduro dipendono dal quartiere di Porta Piera. Sono di questo periodo i primi documenti scritti in cui si nomina Castro Castenacj o Castenasio o Castenaxe; si tratta di contratti di locazione o enfiteusi o di donazioni o, a partire dal Duecento, di documenti dell'Assunteria delle acque del Comune di Bologna per richiedere lavori di manutenzione della strada maestra, del ponte e degli argini dell'Idice.

Per tutto il periodo che va dal basso Medioevo fino alle soglie dell'Ottocento, Castenaso è, come tanti borghi del contado alle porte di Bologna, un abitato agricolo con un insediamento rurale sparso e un piccolo nucleo aggregativo - negli stati delle anime del 1622, conservati presso l'archivio parrocchiale, si apprende che era composto da circa 500 anime - attorno alla confluenza del fiume Idice, o semplicemente "Il fiume", come è meglio noto a Castenaso, con la "strada maestra di San Vitale" e le altre strade che portavano verso il Ferrarese.
L'insediamento rurale è costituito da ville padronali, alcune delle quali sontuose come quella di Gozzadini o la Pederzana, le cui proprietà terriere venivano gestite da coloni, generalmente mezzadri le cui abitazioni sono ancora oggi ben visibili.

E' a partire dalla fine dell'Ottocento che Castenaso comincia lentamente ad acquisire una propria identità politica e sociale.

Il contributo di Castenaso alla lotta di liberazione è altissimo, non solo perché gran parte della popolazione aderisce alle formazioni combattenti partigiane (in particolare alla VII GAP) e non solo per alcuni episodi tragici come quello dell'eccidio di Vigorso (21 ottobre 1944), ma soprattutto perché il paese fu quasi completamente distrutto dal bombardamento del 1945.

 

Il territorio di Ozzano Emilia cela una delle piu' interessanti realta' archeologiche della regione. Ad oriente dell'abitato di Maggio, fino al torrente Quaderna, ai due lati della via Emilia si stendono i resti di una citta' antica.

L'identificazione di quella citta' con Claterna e' sicura; il toponimo persiste in quello del torrente, nel titolo della parrocchia di S. Maria in Quaderna, la' dove i geografi antichi, gli itinerari romani (una specie di guide per viaggiatori, nelle q uali erano elencate le citta' e le stazioni di posta sul percorso delle vie piu' importanti e frequentate dell'impero) collocano Claterna all'incrocio della via Emilia con il torrente che porta lo stesso nome della citta', nel luogo in cui alcune campagne di scavo condotte a partire dalla fine del secolo scorso indicano la presenza di un centro urbano di circa 500 metri di lato. La tradizione locale da sempre conosceva l'esistenza della citta' romana, che nel corso dei secoli era servita come serbatoio di materiale di costruzione; le pietre ed i mattoni romani si riconoscono ancora qua e la' nelle piu' antiche costruzioni del territorio circostante.

La sua origine viene fatta risalire agli etruschi sull'analisi del toponimo; come spesso accade (e' anche il caso di Ariminum) la citta' prende il nome dal fiume ed il toponimo di un elemento naturale e' generalmente assai antico.
Le prime notizie delle fonti letterarie che riguardano Claterna si riferiscono ad un episodio della guerra di Modena, quando Irzio, console del 43 a.C., occupo' la citta' e vi pose il campo. Dopo quell'evento bellico Claterna conobbe, come altre citta' della regione, un momento di eccezionale floridezza. Infatti risale all'eta' augustea, almeno nelle sue linee generali, l'assetto urbanistico ed architettonico che oggi si scopre, a nche se non mancano i segni di successivi parziali rifacimenti, soprattutto nelle case di maggiori dimensioni.
La citta' come centro civico ed urbanisticamente organizzato nasce con tutta probabilita' nell'eta' romana repubblicana, contemporaneamente, o nei primi decenni successivi alla grande colonizzazione (190-180 a.C.).
Ceramica a vernice nera, del tipo 'campana B' ed alcuni denari d'argento, venuti in luce negli scavi, dimostrano che la citta' esisteva ed aveva raggiunto un certo grado di floridezza alla fine del II sec. a.C.
In quello stesso secolo ed in quello successivo dovette formarsi intorno alla citta' una corona di ville suburbane, che interessa le colline e la pianura prossima alla citta'.

Varie campagne di scavo sono state condotte nel suolo del centro urbano antico, uno dei pochi nella regione a non aver avuto continuita' abitativa dall'antichita' ad oggi. I saggi di scavo, sempre ricoperti, dopo brevi campagne della durata di alcuni mesi, (il terreno e' tutto di proprieta' privata e soltanto nel 1968 si e' proceduto a porre un vincolo sull'area occupata dai resti del centro urbano) hanno messo in luce reperti di notevole interesse: strade, spiazzi, case, fognature, oggetti d'uso e d'ornamento, iscrizioni, monete. Le abitazioni mostrano stanze spaziose, con bei pavimenti a mosaico o in cocciopesto, decorati con disegni eleganti, geometrici od ispirati a motivi vegetali.

La citta' si impoverisce lentamente nel corso del III e del IV sec.; non tanto pero' da non poter elevare statue agli imperatori, ci restano una base con dedica a Massimino il Trace (alcuni frammenti di scultura potrebbero appartenere ad una statua del l'imperatore, distrutta dopo la condanna del Senato), ed un frammento di ritratto imperiale della meta' del IV secolo. La citta' viene ricordata da S. Ambrogio, sul finire del IV secolo, come altre della regione, accomunate da un destino di decadimento economico e forse anche depredate dagli eserciti al servizio di usurpatori e da eserciti barbarici. Viene ancora ricor data in una cronaca ravennate del 423, poi rimane in atti medioevali il nome legato a quello del territorio.

 

San Lazzaro di Savena riceve il suo nome dal torrente Savena, che lo lambisce da Sud a Nord e da un lazzaretto che ebbe origine tra la fine del secolo XII e il principio del XIII, in direzione Est (cioè controvento) rispetto a Bologna. La data non è certa, ma un documento arrivato sino a noi ricorda come esistente e funzionante l'ospedale dei poveri lebbrosi di San Lazzaro nel 1214. Tale istituzione ricoprì, durante il Medio Evo, una grande importanza per Bologna: qui, infatti, si ricoveravano gli affetti da malattie infettive, isolandoli dalla città onde impedire la propagazione delle epidemie.

Attorno alla chiesa e all'ospedale si andò poi formando, a partire dal secolo XV, un piccolo borgo; col cessare della lebbra vennero meno le ragioni d'igiene che avevano consigliato l'isolamento delI'ospedale e cominciarono a sorgere le case, crebbe il numero degli abitanti e la chiesa di San Lazzaro di venne una parrocchia.

Più tardi in età napoleonica, già unito alle frazioni di Caselle e Russo (con legge del 1802), San Lazzaro venne istituito come Comune autonomo e nel 1810 il suo territorio si accrebbe delle località di Castel de' Britti, Croara, Miserazzano e Pizzocalvo. Declassato nel 1817, in seguito alla restaurazione, ad appodiato di Bologna, riottenne piena autonomia amministrativa nel dicembre 1827 grazie anche all'interessamento di Carlo Berti Pichat che fu poi il primo priore del Comune.

Con la riunione della magistratura comunale del 28 aprile 1828 prende avvio la storia contemporanea di SanLazzaro, ma la sua storia è di gran lunga più antica: qui, infatti, ha avuto origine la civiltà villanoviana e sulla sua carrabile principale, la via Emilia (fondata dal console Emilio Lepido nel 187 a.C.), è passata tutta la storia d'Italia; la leggenda vuole che Giulio Cesare il giorno prima di guadare il Rubicone, che da qui dista 60/70 chilometri, si accampasse nei luoghi dove oggi insiste San Lazzaro.

Le colline di S. Lazzaro, di formazione carsica, sono un patrimonio ambientale eccezionale, tanto che oggi si è costituito nel cuore di esse il Parco Naturale dei Gessi bolognesi e dei Calanchi dell'Abadessa, ricco di famose grotte: Farneto, Spipola, Croara.

 
Per saperne di più